Bùvera

Pro Anna Heilman 

Su Sonderkommando bi fit pensende
A fagher arrumpellu in su campu;
Issa cun bùvera fit tribagliénde,
Cando a conca l’est bénnidu lampu.
De perder sa vida no fit timende,
Tantu da-e Auschwitz no bi fit iscampu:
Cun bùvera sua furru ant derruttu,
A su mancu-in-cue no nd’ant prus alluttu.

🆅 Dal sito http://vocabolariocasu.isresardegna.it/lemmi.php
Bùvera: polvere da sparo.
Arrumpellu: ribellione, rivolta.
Tribagliènde: lavorando.
Bènnidu: venuto.
Furru: forno.
Derruttu: distrutto.
A su mancu: almeno.
Incùe: là.
Alluttu: acceso, infiammato.

Dal sito https://www.chesatottawa.ca
Un'immagine di Anna Heilman

🆆 Dai siti https://it.wikipedia.org/wiki - chatgpt.com
Anna Heilman (1928–2011) fu una sopravvissuta dell’Olocausto ed una delle figure della rete clandestina femminile di Auschwitz-Birkenau, che contribuì al sabotaggio della produzione di munizioni e alla preparazione della rivolta del Sonderkommando. Nata a Varsavia in una famiglia ebraica, visse in un’area poi inclusa nel ghetto vicino alla sede della ŻOB e partecipò al movimento giovanile Hashomer Hatzair; durante la rivolta del ghetto nel 1943 scelse di restare con i genitori, e pochi mesi dopo fu deportata con loro, prima a Majdanek e poi ad Auschwitz, dove i genitori vennero uccisi subito mentre lei e la sorella Estusia furono assegnate al lavoro forzato. Nel settore industriale del campo, nel Pulverraum, Anna e altre prigioniere svilupparono una rete di resistenza che secondo la sua stessa testimonianza nacque da una riflessione interna sulla possibilità concreta di sottrarre polvere da sparo già accessibile, iniziativa che si trasformò in un contrabbando sistematico verso il Sonderkommando, organizzato con estrema ingegnosità attraverso nascondigli nei vestiti, nei veli o persino sotto le unghie e con tecniche di dispersione durante le perquisizioni. In questa rete furono coinvolte anche Roza Robota, Ala Gertner, Regina Safirsztajn e altre donne come Rose Grunapfel Meth, Hadassa Zlotnicka, Marta Bindiger, Genia Fischer e Inge Frank, con Roza Robota in particolare in contatto diretto con il Sonderkommando. Il materiale sottratto contribuì alla preparazione della rivolta del 1944, culminata nell’esplosione del crematorio IV di Auschwitz-Birkenau, uno dei rari atti di insurrezione armata nei campi nazisti, repressa rapidamente ma simbolicamente decisiva. La rete fu poi scoperta quando Ala Gertner confidò informazioni a un ufficiale SS, e le principali coinvolte, tra cui Estusia Heilman, Roza Robota, Regina Safirsztajn e Ala Gertner, furono arrestate e torturate per mesi nel bunker del campo senza mai rivelare il nome di Anna né l’intera struttura della rete, limitandosi a indicare prigionieri del Sonderkommando già morti; il 5 gennaio 1945 furono impiccate pubblicamente ad Auschwitz, con l’intero campo femminile costretto ad assistere all’esecuzione, poche settimane prima della liberazione da parte dell’Armata Rossa. Anna sopravvisse, fu liberata nel 1945 e in seguito emigrò in Canada stabilendosi a Ottawa, dove ricostruì a memoria un diario polacco scritto ad Auschwitz poi confiscato e distrutto, trasformandolo decenni dopo con il genero Sheldon Schwartz nel libro Never Far Away: The Auschwitz Chronicles of Anna Heilman (2001), che vinse l’Ottawa Book Award nel 2002; la sua testimonianza è stata inoltre inserita nel film Improbable Heroes (2003) e legata alla memoria della Shoah anche attraverso eventi commemorativi allo Yad Vashem, rendendola una delle voci più importanti sulla resistenza femminile nei campi di sterminio. Dopo la liberazione, come spesso accadde alle sopravvissute di Auschwitz, Heilman ricostruì gradualmente la propria memoria personale partendo da frammenti scritti e ricordi traumatici, arrivando a rielaborare completamente il diario perduto durante una perquisizione nel campo. La sua testimonianza è considerata significativa anche perché rientra nel più ampio quadro delle poche forme di resistenza organizzata interne ai campi di sterminio nazisti, in particolare quelle che coinvolgevano il lavoro coatto nell’industria bellica delle SS e la collaborazione tra gruppi diversi di prigionieri (donne dei settori industriali e uomini del Sonderkommando), un elemento raro e altamente rischioso nel sistema concentrazionario di Auschwitz-Birkenau.

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