So 'istadu deo a bos umiliàre.
L'appo arrestadu in mesu su nie
Et mancu l'appo fattu torturare.
De sas armas bostras m'at nadu, su die;
Cuss'uffitziàle no est de bantare>>.
Maneraz Cìccio lis at ammustradu,
Cun glòria-et bàliu, ma l'ant fusiladu.
🆅 Dal sito http://vocabolariocasu.isresardegna.it/lemmi.php
Cherides: volete.
Bistadu: stato.
Nie: neve.
Die: giorno.
Bàliu: valore.
🆆 Dai siti https://it.wikipedia.org/wiki - chatgpt.com
- Bruno Brandellero, nome di battaglia “Ciccio”, si inserisce nel quadro della Resistenza veneta dell’Alta Val Leogra, un’area particolarmente attiva tra il 1943 e il 1945 per la presenza di formazioni partigiane organizzate e per la durezza dei rastrellamenti nazifascisti. Operaio meccanico e successivamente militare, nel 1942 era stato chiamato alle armi e impiegato come sanitario militare; al momento dell’Armistizio di Cassibile lasciò l’ospedale militare di Monselice in cui prestava servizio ed entrò nelle file della Resistenza. Operò nelle formazioni partigiane dell’area Schio–Valli del Pasubio–Monte Pasubio, dove erano attive brigate di ispirazione garibaldina. In questo contesto la guerriglia era basata su piccoli nuclei mobili in ambiente montano, azioni di sabotaggio e recupero armi, oltre a scontri e imboscate contro presidi tedeschi e repubblichini. Brandellero assunse presto un ruolo operativo nonostante la giovane età. Tra le azioni a lui attribuite figura l’episodio del 3 giugno 1944, durante il quale riuscì a catturare un ammiraglio tedesco che viaggiava con la scorta a bordo di un automezzo. Viene descritto come combattente attivo in azioni di copertura durante gli scontri e i movimenti di ripiegamento delle bande in montagna. A metà giugno del 1944, durante un duro rastrellamento tedesco nella zona (con il supporto di reparti collaborazionisti), attirò su di sé l’attenzione del nemico, aprendo il fuoco e permettendo ai compagni di disimpegnarsi. Nel medesimo contesto venne catturato, sottoposto a interrogatori e torture: è noto il suo tentativo di proteggere la popolazione civile assumendo su di sé la responsabilità dei contatti tra civili e partigiani, dichiarando di aver costretto i civili a dare rifugio ai commilitoni per evitare rappresaglie. Venne fucilato il 26 giugno 1944. Per il suo ruolo nella Resistenza gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. È ricordato nei percorsi della memoria resistenziale vicentina, in particolare tra i “Martiri della Val Leogra”, e il suo nome compare in iniziative commemorative e studi storici dedicati alla guerriglia partigiana nel territorio.
