Dabòi de annos da-e cando est morta.
In cussa die no at tentu cuaredda,
Retrattos l'ant fattu de donzi sorta.
Pro su protzessu, sa sua animedda
At donadu proas cun manna isporta.
De fenolo l'aìant fattu puntura,
Ma sa giustìscia l'at torradu cura.
Dughentos chimbanta miza minores
In Auschwitz ant tentu bujores.
🆅 Dal sito http://vocabolariocasu.isresardegna.it/lemmi.php
Chittida: rivalsa.
Pisedda: ragazzina, bambina.
Dabòi: dopo, poi.
Cuaredda: riservatezza.
Bujores: oscurità.
🆆 Dal sito https://it.wikipedia.org/wiki
Czesława Kwoka è stata una vittima dell'Olocausto polacca, nota per le fotografie che le sono state scattate dal detenuto Wilhelm Brasse durante la prigionia al lager di Auschwitz, dove fu deportata in quanto appartenente al gruppo etnico dei polacchi, perseguitato dai nazisti al pari degli ebrei.
Le fotografie che la ritraggono sono divenute iconiche e sono state citate in vari libri e articoli, oltre che nelle numerose interviste fatte allo stesso Brasse.
Czesława Kwoka nacque nel 1928 a Wólka Złojecka, un piccolo villaggio polacco, figlia di Katarzyna Kwoka, una donna cattolica, nata il 15 giugno 1893. Insieme a sua madre (prigioniera numero 26946), Czesława (prigioniera numero 26947) fu deportata da Zamość al campo di concentramento di Auschwitz il 12 dicembre 1942. Morì il 12 marzo 1943, all'età di 14 anni, meno di un mese dopo sua madre (18 febbraio 1943); le circostanze della sua morte non furono registrate.
Czesława Kwoka fu una dei circa 230.000 bambini e ragazzi di età inferiore ai diciotto anni che furono deportati ad Auschwitz-Birkenau tra il 1940 e il 1945.
Poco dopo il suo arrivo ad Auschwitz, Czesława è stata fotografata dal giovane detenuto polacco Wilhelm Brasse, incaricato dai nazisti di fotografare tutti i prigionieri sia frontalmente che di profilo. Poco tempo prima della liberazione del campo, gli fu ordinato di distruggere tutte le fotografie e i loro negativi, ma Brasse riuscì comunque a salvarne alcune dall'oblio, tra cui il trittico fotografico di Czesława.
Le fotografie ritraenti Czesława Kwoka, con le relative didascalie che la identificano in base al nome, numero di matricola, data e luogo di nascita, data di morte e età alla morte, appartenenza nazionale, etnica e religiosa e data di arrivo al campo, sono attualmente esposte al museo statale di Auschwitz come parte di una mostra commemorativa permanente, intitolata Block no. 6: Exhibition: Life of the Prisoners, esistente dal 1955.
Brasse ricorda: «Per giorni dopo aver visto le fotografie, non potevo scrollarmi di dosso l'espressione della ragazza. Ha circa 14 anni e guarda direttamente la fotocamera. La ragazza è arrivata solo di recente al campo. Sul suo labbro inferiore c'è un taglio. I suoi occhi fissano direttamente l'obiettivo e la paura si tramanda da sola attraverso i decenni. Era così giovane e così terrorizzata. La ragazza non capiva perché fosse lì e non capiva cosa le stessero dicendo. Allora una donna Kapo (una detenuta sorvegliante) prese un bastone e la colpì in faccia. Quella donna tedesca stava solo sfogando la sua rabbia contro la ragazza. Una ragazza così bella, così innocente. Lei pianse, ma non poté fare nulla. Prima che la fotografia fosse scattata, la ragazza si asciugò le lacrime e il sangue dal taglio sul labbro. A dire la verità, mi sentivo come se fossi stato colpito io stesso, ma non potevo intromettermi. Sarebbe stato fatale per me. Non potevi dire assolutamente nulla.»
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